Seafolk

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Gentedimare. Sono cresciuta nella convinzione di non appartenere a questa schiera, di distaccarmi in volo come l’albatro della poesia, sorvolando la costa e osservandola fuori dai giochi, dalle prodezze carnacee. L’errore non sussiste, considerando che il gabbiano che sono appartiene anch’esso alla compagnia delle onde.
Cosa significa? Cosa vuol dire non essere innamorati del mare, passare lungo tempo con gli occhi fissi alla linea dell’orizzonte – ma con l’attenzione sul cielo, e sulla sabbia fredda di fine settembre che da quella strana sensazione tra le dita. Cosa vuol dire mettere le mani nel fuoco, non provare dolore, sentire distintamente il legame con un fenomeno irriverente – plasma – come i moti di un’anima placidamente impetuosa, una serpe idrofoba?
Andare via, rifugiarsi tra i monti che tuonano e rombano il silenzio, in un’immobilità pesante e salda come la regalità di un imperatore eterno. Mi ha fatto realizzare quanto fosse scontata per me la libertà. La certezza che ad est ci fosse l’apertura di una via di fuga, sempre. E il vento che vien dal mare è forse meno veemente, ma ha un odore diverso – malinconico.
Gentedimare. Quando passeggiavo lungo la riva e vedevo i gabbiani, nella mia testa erano sentinelle. Guardiani fedeli delle conchiglie.
I rami e i tronchi consunti dall’acqua e dal sole, trascinati a riva dalle mareggiate, imbianchiti, mi sembravano ossa – quel famoso cimitero degli elefanti delle leggende. Degli elefanti, o forse, delle balene.
Il mio mare mi piace quand’è incazzato.
Non è un mare di cui apprezzo la trasparenza cristallina delle prime luci – il mio mare mi piace gonfio d’alghe e di sabbia, torbido e tempestoso, con le onde che s’abbattono vigorose, rumoreggiando.
Sono fatta di vento e di fuoco, innamorata delle montagne e dei boschi come un personaggio delle vecchie fiabe settecentesche, ma per quanto lo ripudi, dal mare vengo e da lui non potrò mai fuggire.
Il mare non è me, ma le luci dei fari, dei porti e delle barche, i falò, sono le mie stelle.
Il mare non è me, ma la sabbia è il mio asfalto, il sale è la mia pelle, la brezza il mio respiro.
Il mare non è me, ma gli appartengo, come tutti quelli che abbiano avuto la fortuna, o la sfortuna, di crescere sulle sue sponde.
Quando la mia mente è libera da pensieri, sento le onde come le sento nelle conchiglie.
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2 pensieri su “Seafolk

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