La torre eburnea del mio umore

Riflettevo sulla massificazione delle arti e come questo ha influenzato il valore delle stesse. Credo che per i prossimi tre mesi, almeno, dovrò dileguarmi da Facebook.
Temo – e ne sono quasi certa – che non appena uscirà la nuova stagione di Twin Peaks, verrà sbandierata sul social tanto da venirmi a nausea.
Essendo una delle/la mia serie preferita, voglio evitare questo calvario, godermi gli ultimi momenti d’intimità con l’agente Cooper prima che venga bistrattato dalla Repubblica dei Memes.
Un processo alienante, come la disponibilità costante di informazioni abbia estrapolato la bellezza e il sentimento da molte, troppe cose.
Potrò risultare aristocratica. Non mi piace che tutto sia alla portata di tutti. Certamente non si può e non si deve impedirlo – sarebbe dittatura – ma l’esaltazione di questo concetto sul web lo rende nauseante.
Si pensi alla fotografia. Di quanto sia più difficile affermarsi nel campo, dare un carattere e una direzione al proprio lavoro e processo creativo, quando oramai tutti hanno strumenti pseudo-professionali a disposizione. Si è costretti a diventare mascotte, ad orientarsi secondo uno stile avvalorato, di grido, e mantenerlo, quasi impossibilitati a crescere e mutare. Un po’ come se Picasso, per serbare il successo e sopravvivere, si fosse sentito costretto a soggiornare per sempre nel suo Periodo Blu.
I greggi tendono a distruggere il valore delle cose. Ho visto così tante volte la Notte stellata di Van Gogh – nuda, fatta a gif, sulle maglie, sulle gonne, sui calzini – voltata e rivoltata in tutte le salse, che quando la vedo ancora non provo più nulla. Non più la meraviglia di quando ero bambina davanti alle forme inusuali, al tratto pieno e al colore puro che sorprende, perché mai lo avrei pensato associato alla notte. Passo oltre, annoiata. Per recuperare il vero cuore dell’opera, sono costretta a concentrarmi e a immaginarmi come Van Gogh, in una stanza piccola e umida, davanti a una tela, con la piccola finestra che da sulla notte. Devo immaginare il processo creativo per meravigliarmi dell’originalità. Devo immedesimarmi. Altrimenti, l’opera in sé è solo una delle tante immagini virali del web, raccolta dall’hashtag #aesthetics.
Triste.
Ci sono in giro così tanti memes basati su Tredici – un po’ fuori luogo. Nonostante abbia cercato di alleggerire il tema, la serie ha una morale e uno scopo ben preciso, non mi piace particolarmente questa serie di post “Benvenuto nella tua cassetta”. Di humor nero non andrò a disquisire perché è soggettivo, ma se fossi il regista mi sentirei come se non mi si fosse preso sul serio. Se io fossi il regista. Perché ho letto che ci sarà una seconda stagione. Assolutamente insensato, ma quando qualcosa piace, ovviamente bisogna sfruttarlo finché non ci si guadagna più.
Non tutto andrebbe reinterpretato in tutte le salse. Non tutto andrebbe condiviso e ricondiviso. Alcune cose sono fiori rari, dovrebbero essere preservate dall’usura. Come un fumetto introvabile lo si tiene in una busta sigillata per prevenirne il deterioramento, così si dovrebbero trattare tutte le cose che hanno un valore. Una volta che sono state consumate, il loro valore decade.
Mi piacerebbe si riflettesse di più su queste cose, prima di rendere stomachevole qualcosa di meraviglioso. Non vi piacerebbe, quando discorrete con un amico – o uno sconosciuto – riuscire a stupirlo mostrandogli una cosa bella che non conosce già, o che non vi ha già visto pubblicare almeno un centinaio di volte negli ultimi sei mesi?
Le conversazioni sarebbero molto più interessanti e soddisfacenti, se alcune cose ce le tenessimo care, senza esagerare con i reblog.
Ad esempio. Ora vi rivelo una cosa.
Questo è uno dei miei film preferiti, e me lo tengo stretto al cuore evitando con cura di distribuirlo eccessivamente. Credo sia un capolavoro di sentimento, immagine e significato, è malinconico, romantico e rude allo stesso tempo, ambientato in una Hong Kong anni ’60, umida e crepuscolare. Per me è bellissimo.
Infatti, non vi dirò il titolo, a meno che non lo chiediate esplicitamente. Le cose belle vanno “sudate”, non credete?

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